Le emozioni non sono un disturbo da spegnere, ma informazioni preziose da imparare a leggere. Un bambino che riconosce ciò che prova è un bambino che, crescendo, saprà gestire meglio relazioni, frustrazioni e scelte. L'educazione emotiva è una palestra quotidiana, non una lezione.
Dare un nome a ciò che si sente
«Sei arrabbiato perché il gioco è finito»: nominare l'emozione del bambino lo aiuta a non esserne travolto. Le parole danno forma al caos interno e lo rendono gestibile. È il primo, fondamentale strumento.
Accogliere prima di correggere
Tutte le emozioni sono legittime; non tutti i comportamenti lo sono. «Puoi essere arrabbiato, non puoi colpire» distingue ciò che si prova da ciò che si fa, senza far sentire il bambino sbagliato per quello che sente.
Un'emozione accolta è un'emozione che impara a calmarsi.
Tre attività semplici
- Il termometro delle emozioni: un disegno con colori e intensità per indicare "quanto" si sente qualcosa.
- Il barattolo della calma: acqua e glitter da agitare e osservare mentre si depositano, per respirare e rallentare.
- Il diario delle emozioni: per i più grandi, due righe a fine giornata su come ci si è sentiti e perché.
L'esempio dell'adulto
I bambini imparano più da ciò che vedono che da ciò che ascoltano. Un adulto che nomina le proprie emozioni e le gestisce senza nasconderle insegna, senza dire una parola, che le emozioni si possono attraversare.
